Work in Progress – Il mio Fare – John Doing

INVITO
CORSO GENOVA 7 
O
RE 18 . 5 MAGGIO

/ WORK IN PROGRESS / IL MIO FARE / JOHN DOING

la mostra è aperta dal 4 al 9 maggio dalle 11 alle 19

Penso attacco incollo stacco

Fuggo volo scendo accendo

Prendo mollo non danneggio

Apro tiro creo incendio

Spengo mangio bevo atterro

Parto e torno .

………………………………………..

John Doing alla maniera di Patrizia Gioia

John Doing, quello stare sempre facendo, quella declinazione del tempo che in italiano non c’è, è per questo che s’è dovuto dare nome in inglese questo uomo spettinato, che pare sempre uscito da un alambicco dove stava distillandosi insieme a tutte le sue magiche pozioni.

L’arte dell’immaginazione attiva, quella che non si ferma nemmeno se le spari, è il cuore del sistema arterioso e venoso di John, centro nevralgico dove cuore e ragione saltellano come saltimbanchi.

Se dovessi scegliere una carta dei Tarocchi per John non esiterei un attimo, il Mago.

Colui che estrae continuamente dall’invisibile e mette davanti ai nostri stupiti occhi tutte le meraviglie del visibile che a noi non erano ancora apparse, ma che lui maneggiava invece già da lungo tempo, funambolo tra tecnica e tecnè.

John pare sempre un torero, ti apre la porta del suo roof, spavalda vetrina che domina le guglie di Milano, ti si butta davanti coi suoi drappi e ti eccita come toro, poi sposta il drappo come tenda, tu pensi di ritornare in libertà e invece sei subito prigioniero dentro i fili sottili delle sue gabbie ragnatele, dentro le bocche consenzienti il vuoto delle sue maschere, dentro le pareti delle sue scatole che reinterpretano la realtà uccisa dal mercantilismo dei senza anima.

Poi tira fuori la musica, il cinguettio di uccelli, la virata di vento, la transitorietà della pioggia, tutto un chiacchiericcio che riempie te e la stanza e sazia entrambe come pastasciutta.

Lui naviga senza bussola, come i veri naviganti fanno, parte per il Giappone e ritorna dalla Sardegna armato di sciabola di sughero, mescola il tè con le farfalle, le nuvole con le sillabe della fiaba che incomincia a raccontare , in quella sua strana lingua del non so dove sono, ma

so dove sto andando.

Doing e Going, uno è sempre troppo poco, si raddoppia sempre, non c’e la fa, potrebbe riscoppiare.

E quando scoppia è tutto un temporale, piove per giorni sui tetti di Milano, e viene giù cenere e lapillo, ciotole di lacca, ali di cormorano, perle di un tesoro che John non tenta di nascondere, ma dona, come se tutto fosse il premio di una tombola senza esclusione, dal Manzannarre al Reno.

E il dono, si sa, crea legame.

John Doing…alla maniera di Patrizia Gioia

2009

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