N. 53 di Atélier

N° 53 DI ATELIER / IN QUESTO NUMERO

Posted: 13 Apr 2009 11:36 PM PDT

In questo numero

Come annunciato sul numero scorso, «Atelier» compie un ulteriore rinnovamento e non per necessità di un semplice maquillage quanto piuttosto per un’interna istanza di portare a compimento il programma annunciato sulla prima pubblicazione.
«E allora, se non abbiamo nulla da dirci, non sarebbe più responsabile corretto tacere?» ci eravamo chiesti nell’ultimo Editoriale. Marco Merlin risponde: «Ma la tentazione del silenzio è l’attrito che santifica ogni incipit e proprio perché il nostro orizzonte è saturo bisogna prendere parola. Proprio perché sono esauriti gli argomenti, è necessario rinominare l’essenziale. […] Ecco, l’adunata risuona ancora, dopo tredici anni, come la prima volta. Tentiamo, di vedetta, nuovi avvistamenti, benché consapevoli che, più si va a fondo nell’orizzonte, più si spalanca la solitudine». La rivista riprende, quindi, il vigore di quella funzione “militante” che ha impresso spallate alla stagnazione delle Lettere. E l’«essenziale» si traduce in una rinnovata attenzione ai “problemi originari”, ai problemi costitutivi, ai problemi che concernono non solo la letteratura, ma l’“essere” scrittori, poeti, critici, lettori e cioè l’uomo.

Apre Saggi un lavoro di Massimo Morasso sul rapporto tra cittadino europeo ed arte. Se «il destino di una società dipende dalle minoranze creative», proprio la dimensione culturale europea può aprire quegli orizzonti di Umanesimo che da letteratura vanno trasformati in strumento di civile convivenza politica. Dopo questa apertura storica, letteraria e antropologica, l’attenzione della rubrica si concentra sul problema della parola. Giuliano Ladolfi, a dieci anni dalla pubblicazione dell’Opera comune. Antologia di poeti nati negli Anni Settanta, sottopone a verifica le deduzioni pubblicate nella prefazione, sostenendo che la poesia italiana ha compiuto una “svolta” decisiva visibile soprattutto in una parola che ha riallacciato un rapporto con il mondo. Delle nuove tendenze egli ricerca i fondamenti epistemologici nelle aporie del pensiero contemporaneo e ne deduce le conseguenze sul piano poetico in un procedimento deduttivo sul piano espositivo, ma decisamente induttivo sul piano di un lavoro pressoché quindicinale sulla produzione contemporanea. Come campionature esemplificative egli esamina le composizioni di Simone Cattaneo, di Raimondo Iemma, di Matteo Fantuzzi e di Andrea Temporelli. Umberto Fiori prosegue nell’esame dell’opera di Franz Kafka attraverso l’analisi del celebre racconto La metamorfosi cogliendo con convincente acume nell’impossibilità di comunicare la tragedia del protagonista. Davide Brullo, infine, ricerca nell’originaria “ingenuità” il vigore della parola poetica.
La Lettera aperta, scritta da Davide Brullo, è indirizzata a Paolo Febbraro. Il mittente si lamenta di un giudizio espresso nei confronti di suo lavoro, basato su pregiudizi politici e non su valutazioni critiche o letterarie.
Voci è dedicata ad un solo poeta, Fabio Franzin. Dopo una breve nota biografica e l’autopresentazione, vengono catalogate le opere in dialetto e in lingua, in poesia e in narrativa; segue l’elenco degli studi critici a lui dedicati e una scelta antologica edita e inedita dei migliori studi. Completa la presentazione una selezione di testi editi e inediti.
Anche Letture, come annunciato, si presenta con una progettazione rinnovata: pochi lavori, approfonditi, quasi saggi, «liberi dalla frenesia del presente».
G. L.

Pubblicato da AtelierPoesia

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