Fernando Marchiori

BIBLIO / FERNANDO MARCHIORI

Posted: 04 May 2009 06:23 AM PDT

Fernando Marchiori, Con i poeti, Brescia, L’obliquo 2008
Leggo sempre con interesse i lavori dei giovani studiosi che si dedicano alla letteratura contemporanea. Fernando Marchini mi manda la sua pubblicazione Con i poeti che tratta dei seguenti argomenti: nei dintorni di Planaval con Stefano Dal Bianco, Mario Benedetti: pensare che si guarda, Marco Ferri e la Terra disabitata, Elegie istriane di Ugo Vessilizza, Le poesie a mezz’aria di Attilio Pollini, la scrittura come teatro di Giuliano Scabia, Fabio Pusterla dalla terra di nessuno all’altra lingua.  Lo studioso, del resto, «conduce le sue ricerche all’incrocio tra le letterature comparate e le arti performative, con particolare attenzione alla scena novecentesca e all’antropologia teatrale».
A proposito di poesia con Carmelo Bene — si dice in quarta di copertina  — occorre interrogarci: «Quali strade percorre la poesia per incontrarci, per rivelarsi come la nostra stessa voce che […] ci parla nell’orecchio in pieno mercato? Oppure è la poesia che si fa strada e i versi chiedono di essere percorsi: per portarci dove?».
A prescindere dall’acume critico di Marchiori e dal contenuto del testo, mi si conceda di esprimere una riflessione sul concetto della «poesia che si fa strada e i versi chiedono di essere percorsi». Si sentono spesso ripetere espressioni come «il linguaggio ci parla», «siamo strumenti del linguaggio», espressioni come «la poesia usa la penna del poeta per rivelarsi», quasi ammodernamento della metafora classica della Musa ispiratrice di platonica memoria, di cui il poeta è solo lo strumento. Se esiste il linguaggio come realtà ontologica, non esiste neppure la “poesia-in-sé”, esiste solo il linguaggio pensato, il linguaggio pronunciato, il linguaggio scritto. La desaussuriana langue altro non è che un’esangue grammatica o un inerte vocabolario e cioè una convenzione che virtualmente sottoscriviamo ogni volta che subiamo il processo di acculturazione e tutte le innovazioni che il grande autore apporta non è che una goccia in un mare magnum. È la parole che si attua, vive, opera.
I versi non ci «chiedono di essere percorsi», sono le creature in carne e ossa, creature sofferenti e pensanti che fanno esplodere il loro mondo nella struttura, nella musica  nel ritmo del verso: è l’uomo che crea, non la struttura (Giuliano Ladolfi).

Pubblicato da AtelierPoesia | Commenti

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