Clepsydra Edizioni

Gianluigi Cannella – Le stanze di pelle 
 
“In direzione delle emozioni l’innocenza di un dio adulto”: molto pungente questa proposta di Gianluigi Cannella. Accuratamente datate e numerate, questi tratti sembrano far parte di un diario di bordo, che elenca continuamente dettagli. Anche il linguaggio usato dall’autore, l’uso dei verbi all’infinito, i gerundi, fanno tutti parte di questo gioco; un gioco complesso e doloroso. E’ un continuo “depredare la verità” e spesso l’immagine che continua a tormentare questi versi è quella della guerra; “questa mattina voglio che mi ritrovi addormentato sulla guerra / senza fame”, “l’amore ha suoi peccati come la guerra lacera e uccide“, “combattendo una guerra di codici criptati”, “dichiarazioni d’intenti di guerra di pozzanghere d’acqua nera“ seppure fa morire il dio della guerra: “complice il dio della guerra che si suicida”. Il poeta quindi è in guerra, compreso tra la ragione della verità e “tiene ancorati gli avanzi di un sogno a un luogo possibile”. Vi è quindi solo dolore e la mancanza del sogno, o quasi. Pure l’amore è un “amore cane” non più riconoscibile. La distanza dunque del poeta dalla sua stessa poesia, sembra infinita, quanto misera: spesso il dolore ritrae volti d’altri, eppure il poeta si rispecchia nelle loro trasparenze e nelle loro mancanze. Tutto prende fiato perché lui vuole che parlino: “parlo silenzio non vedo il tu che tace”.
 
 
Gianluigi Cannella, nato il 30 dicembre 1949, risiede a Castelgomberto (Vi). Scrive poesie dal 1968 e ha dedicato una breve parentesi alla pittura tra il 1966 e il ’72. Fotoamatore, ha sempre associato la poesia alla fotografia, ritenendoli due «luoghi di ricerca dove può star bene, ritrovarsi e ritrovare le cose di ieri, vedere meglio le cose di oggi». Frequenta il Laboratorio di Lettura e Scrittura Poetica di Artemis condotto da Stefano Guglielmin da otto anni; ciò gli ha «permesso di entrare dentro la poesia e capirla, capire non tanto cosa si vuole dire, ma come dirlo, farla diventare una comunicazione emozionale». Nel 2005, nella personale poesia-fotografia Dalla nascita alla vita, racconta le stagioni di un uomo, che sarà presto presentata su Magazine periodico online del forum italiano dei fotografi del sistema reflex, 4/3 photographers di Olimpus. La personale fotografica Bianco Colore, imperniata sul viaggio fatto in Perù nel 2006 e realizzata nel febbraio 2007 presso Palazzo Pisani a Lonigo e nel 2008 esposta a Budaspest è ancora motivo di “ricerca poetica”.
Sempre nel 2007 presente con la fotografia all’ Evento Joseph Beuys alla 52° Biennale di Venezia Spazio Thetis nuovissimo Arsenale, A Living Sculpture – Una scultura sociale -The Wandering Cemetery conceived and directed- by Alberto Peruffo (Fattoria ArtisiticaAntersass).
Nel 2008 presente nell’antologia Orizzonte terracqueo. Presente con la poesia nei blog Tellusfolio e Blanc de la Nuque.

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