PoesiaPresente2010 – quarta stagione

21 gennaio ore 21.00

IN NOME DI DIO
Franco Loi [videointervista di Simone Casetta]
Paolo Gentiluomo (GE)
Silvia Cassioli (SI)
Lorenzo Pierobon &
Harmonics Art Ensemble(MB)
“Cellula staminale DGM”
installazione di Davide Giuseppe Mauri – Robindart Factory

18 febbraio ore 21.00
NEL SEGNO DELLA PAROLA
Jean Jacques Viton (FRANCIA)
Biagio Cepollaro (MI)
Mario Bertasa (MB)
“LaPoesiaSalvaLanima”
distributore gratuito di poesie

4 marzo ore 21.00
APOCALISSI QUOTIDIANE
Regie Gibson (USA)
Kaos One (MI)
+ MONZA POETRY SLAM:
slammers vs rappers
Chiara Daino (GE)
Adriano Padua (RG)
Scarty (MB)
Sparajurij Lab (TO)
Vaitea (MI)

Teatro Binario 7, Monza – ingresso libero

Mille Gru Associazione culturale
via Monti e Tognetti 21 MONZA
millegru@poesiapresente.it
www.poesiapresente.it

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Romina Capo – Appendici – Clepsydra Edizioni

Così per polsino hai la sgorbia della lontananza” così comincia la proposta di Romina Capo, poetessa tormentata, di una poesia nervosa ma snocciolata fino all’osso. Una poesia del dettaglio, delle penombre, fatta di profonde impazienze ed istanti; una poesia breve con una lieve “attitudine al pudore”. Tutto in questa poesia è carnale ma la carnalità viene quasi celata e non vuole rivelarsi interamente; in parte nasconde la sua forma sotto i gesti “bramare il capezzolo della memoria /ed allattarti lungamente”. L’ Io poetico è una donna amante, amante madre, dai nervi scoperti, donna fino al midollo, intensa. Quest’ Io che nella sicurezza nasconde migliaia di insicurezze, pare colei che è parte interamente dell’altro; vive per la forza promotrice che qui è l’amore; amore per la carne e per l’amore stesso semplicemente. Una poesia viva, quanto silenziosa, una poesia intima “barlume di vita / sfama i miei feticci”, “Il vezzo del vivere prepotente mi conquista.”, “quel violare palati / e un testardo coraggio / che mi rincorre lo sguardo”; di forma molto compatta che difficilmente si perde; è una poesia ben definita nei dettagli che marcano a fondo questo spiraglio femminile; a tratti la poetessa sembra spezzare i contenuti dove non ti aspetti un certo suono, spezza il ritmo, per poi riprenderne un altro inaspettatamente; una poesia che nasconde dietro una ricerca della parola e del fiato.

Romina Capo, nata a Venezia nel 1970, vive e lavora a Torino. Ha pubblicato “NAIVE”, Edizioni Il Filo, Roma 2007. Il suo blog personale è http://poetessadelvento.splinder.com/

*

Si ringrazia per la realizzazione di questo ebook Fabrizia Milia, fotografa della foto di copertina.
http://www.flickr.com/photos/39883829@N07/
[sta in: http://www.clepsydraedizioni.com/?p=176]

Eugenio Giustizieri

VOCI / EUGENIO GIUSTIZIERI

NOTE BIOGRAFICHE

Eugenio Giustizieri è nato l’11 febbraio a Sannicola (LE), Italia.
Si è laureato in Architettura nel 1981 all’Ateneo della Sapienza. Esordisce giovanissimo nel 1970 come pittore, scultore e poeta partecipando alla vita artistica nazionale ed esponendo in mostre collettive e personali. Architetto libero professionista e docente di Storia dell’Arte, è specialista dell’Arte italiana del Novecento.
Autore di numerose pubblicazioni di Storia e Critica d’Arte, collabora con varie riviste italiane e straniere. Nel 1978 esce il suo primo libro di poesie, Fogli di vetro. Sue composizioni sono apparse in «Anemos» «Salentino», «Artecultura», «Rassegna Poesie Contemporanea» ed altre testate (quotidiani, settimanali e periodici). Membro honoris causa dell’Accademia delle Scienze, Lettere ed Arti dal 1974. Gli è stato conferito il Premio Internazionale La Stanza Letteraria.
Ha vinto il Premio per il Bianco e Nero al concorso I.P.A.S. di Roma, il Premio di Pittura del Convivio Letterario di Milano ed è stato premiato alla Biennale del Piccolo Formato di Toronto (Canada). Delle sue ricerche si sono occupati con approfonditi saggi, noti critici del dibattito artistico contemporaneo. Sue opere figurano nelle collezioni pubbliche e private in Europa e in America.

Scorrono naturali e veloci, nei versi di Giustizieri, molti accorgimenti tecnici per allacciare un tessuto e un dettato generoso, a volte esistenzialmente lacerato, però mai disperato. Gli accorgimenti sono di varia natura e spessore, ma prevale, quasi inavvertita l’analogia.
Le problematiche della poesia di Giustizieri sono quelle ancorate alla “condizione umana”, nei suoi aspetti più drammatici, ma risanati al lume di una speranza-assenza, a un tu amoroso che si relega nel limbo della solitudine o del silenzio per attingere nuova forza e vigore per un nuovo ritrovarsi.
C’è un senso d’attesa, nei versi di Giustizieri, avvertito con timore ma anche speranza.
Il poeta in questione è l’uomo del Sud di sempre, lo scenario è cielo e mare, e sole e albe, ma nulla mai di folclorico.
In questi ultimi decenni la Poesia ha fatto molti passi avanti (cioè indietro), ma Giustizieri, che pur conosce le poetiche più decadenti, marce di letterature, intrise di linguistica e semiologia, non si lascia incantare e, pur con qualche perplessità, va avanti nella sua poesia semplice ma non ingenua, egli che, tra l’altro, è pittore luminosissimo. Ma questo è un altro discorso. Comunque, anche nella Pittura, che illustra con mano gentile scene di campi, di maternità, con un pointillisme delizioso e profondo, si rivela natura morale, il Giustizieri, che non pecca mai per corruzione d’arte.
Quest’uomo del Sud ha tracciato un cammino sicuro nel cerchio magico dell’arte e della Vita.
Ercole Ugo D’Andrea

SEI TU CHE NON TI LASCI PRENDERE
Sei tu che non ti lasci prendere
orlata di nuvole e d’ombra
mia rosa eterna,
fingi la vita solo a chi più t’ama
sorella oziosa che spera.

SULLA CAMPAGNA PROFONDA
Sulla campagna profonda
gli olivi a guardia
sentono l’aria di sonno,
forse destino che s’incrocia
con l’amato, perso incanto
d’ogni giorno.
S’espande un battito d’ali
nel vento delicato
appena nato,
più bianco delle case,
del dolore
d’essermi salvato.

TU VIENI NEL CUORE
Tu vieni nel cuore,
a questo limbo d’accesa terra
in cui fiorisce la parola,
ti tengo fede
finchè risali alla sorgente del mio canto
che non seppi distendere in preghiera.

È TARDI MA SAI GIÀ CHE IL MATTINO
È tardi ma sai già che il mattino
avrà la casa profumata di mistero
lungo la scia dell’ultima stella
tra le folte fronde del pallido nespolo.

QUALCOSA STA PER ACCADERE
Qualcosa sta per accadere
lieve ancòra di ricordi
tra il manto d’oltremare
e meraviglia di barocco…
Riporterò tutta l’eternità
in una vita d’ansia terrena
come il volo fiorito
d’una celeste fiamma.

S’INAZZURRA L’ILLUSIONE
S’inazzurra l’illusione
che lascia dietro di sé
qualcosa di tragico,
anonimo sull’asciutto sentiero
e romperò la tua voce
dove mai sarà
ad ogni nuova stagione
di belve ed inferi.
Con te nel cuore
l’anima mia è invasa
da cieli crollati,
contro te che colmi e riposi
i miei versi nel pensiero
come le poste del rosario,
come ultimo respiro.

NON HO AVUTO PAROLE
Non ho avuto parole
fra lacrime e preghiere
in questa lenta metamorfosi del sogno.
A me ti richiamo
con furia delicata
nuda anima alla notte.

ALTRO SOLE AVVAMPERÀ
Le strade ferme e vuote
ricorderanno questa stagione,
altro sole avvamperà
vacanze d’estate
come polvere di polline
che scivola nell’ombra
di muschio e pietra.

[sta in: http://atelierpoesia.splinder.com/post/21982858/VOCI++EUGENIO+GIUSTIZIERI]

L’universo di Maurizio Clementi

VOCI / L’UNIVERSO DI MAURIZIO CLEMENTI

Maurizio Clementi è poeta, critico letterario, drammaturgo. Insegna Lettere in un Istituto Superiore del modenese e collabora regolarmente con l’Università di Bologna, per cui ha svolto  diversi corsi e seminari negli ultimi tre anni. Per la poesia ha pubblicato cinque volumi di raccolte e ha vinto il Premio Camaiore (1998) e il Premio Selezione Viareggio (2000).
Per la critica ha collaborato con Pendragon, nel 2002, per cui ha curato una scelta di poeti italiani contemporanei, attualmente collabora con la casa editrice Barbera per cui ha curato l’antologia La guerra, l’introduzione e la traduzione di opere del poeta Khalil Gibran, e un’antologia shakespereana; ha inoltre collaborato con varie riviste, fra le quali la “Yale Italian Poetry” di Paolo Valesio ed Ernesto Livorni, sulla quale sono stati ospitati diversi suoi testi poetici e saggistici, “Rendiconti” e “Atelier”, oggi codirige la rivista on line di letteratura contemporanea Bibliomanie.it, assieme al poeta Roberto Roversi. Attualmente sta completando un’antologia di poesie scelte di G.M Hopkins.
Per il teatro ha collaborato con registi come Emanuele Montagna e la sua compagnia Teatro Colli, per cui ha scritto il testo originale Padre Marella (2002) e ha tradotto e adattato varie tragedie greche, fra le quali Baccanti e Alcesti  di Euripide, e Tesmoforiazuse di Aristofane, e  con il regista Nanni Garella, per cui ha scritto il testo originale Le vie della vita (2006). Nell’anno 2006 ha tenuto un seminario all’università di Bologna sulle tematiche del teatro contemporaneo.

Le prime  tre composizioni presentano un carattere “metafisico”: si tratta di meditazioni su racconti kafkiani celebri, come ad esempio Davanti alla legge. Gli altri dieci sono testi dedicati alla moglie all’interno di un primo bilancio di maturità mediante uno sguardo sul senso di fine che avvolge le cose di quest’epoca. Le insistite metafore cosmiche riprendono (forse anche con un lieve velo di ironia) un gusto per l’universo di Hawking, quasi come indicazioni di un’angoscia cosmica prodotta dalla crisi culturale odierna, di fronte alla quale non rimane che la barriera dell’affetto.
L’uomo del Duemila, tronfio dei successi scientifici capaci di lanciare lo sguardo oltre i confini dello spazio e del tempo sino a giungere all’esplosione del Big Bang, non è riuscito a costruirsi un universo intellettuale in grado di attribuire senso al suo esistere. E questo limite, sottolinea Maurizio Clementi, di fronte allo scacco della ragione rivaluta il desiderio dell’“oltre” e la potenza dell’amore (G. L.).

Rinvio
-2009-

Non c’entra col rinvio di cui tu parli
l’attesa, quella vera, quella delle porte
chiuse per sempre. O semichiuse, solamente
perché tu vi acceda. E il guardiano,
quand’anche io spegnessi il cellulare,
mi farebbe entrare senza dubbio,
col mio impermeabile bisunto,
la penna consumata, il sunto sconclusionato
degli attimi di vita nella specie,
in cui io seppi di trovarmi lungo l’argine
di un grigio e indefinibile aldiquà?

Chiesa dei gentili
-2009-

Intensa, in questa parte del mondo affaticata,
non è la gioia del mattino, la morte per noia
nelle ore antelucane è più diffusa, incontro al traffico;
tu anneghi la densa malìa, il vino
dei locali, la vodka, la perdita di senso di un saluto…

la Chiesa dei gentili è forse questa?
Sperimentare il nulla ci conviene
per l’altare, per quell’attimo finale?
Se non ci chiudessimo la notte
a riccio, negli aculei del rumore
mai più avremmo poi quel bacio,
nella nebbia, il primo bacio d’amore?

Luce di marzo
-2008-

Lanugine mista a riposo, è questa luce
che sfiora il tappeto persiano e sosta
nell’aria domestica del lunedì
dell’Angelo, o l’essere in sé è un ricordo
che appare in un lampo d’immagine,
la mente annegata nel tempo?

Ma la luce più vera è quell’altra:
di là è il confidente domani.

Momento
-2009-

Se pure non vivessi da vedere
ciò che deve essere visto per capire, se gli occhiali
mi cadessero per strada, e nella corsa
sbagliassi la radura di raccolta…

Se insomma mi mancasse ancora il senso,
perché la penna stanca la scrittura,
perché la Parola ci consuma, perché il trucco
si scioglie nella pioggia e nuda
rimane e inerme poi la faccia…

Se io continuassi a fare finta
di niente, e a mangiare il mio ghiacciolo
sgocciolante…

Poesie a Lorena (2009)

I

Non c’era il libro, quella volta,
il sei settembre, il cielo azzurro sempre
disatteso, l’assenza di segni oracolari,
quando ti vidi acchiocciolata buona,
seria nelle orbite serene, due cerchi
di universo regolari. Ridi adesso,
se te lo ricordo appena,
eppure quel mondo fuor di sesto
che, di scena sempre nei miei occhi,
dovevi avere visto, ti appariva e ti appare
ancora un’àncora al mare aperto,
una chiglia fracassata ma natante.

II

Ammesso che ti sia dimenticata
di quel trancio di pizza dell’Altero, oscurata
la città da una notte illune,
carichi di attesa di comune
vicinanza, pensi di riuscire a rinvenirmi,
disperso in un fiume di parole,
mentre annaspo con le braccia nella nebbia,
attento solo a non farti male?

III

Quando scrissi: noi siamo oltre il pianto,
siamo oltre il lamento del poeta,
non mi era ancora apparso il mondo di parole
recinto di rosso e luce chiara, il grigio tuo galassia
non sfidava i buchi neri del rimpianto…

l’universo un pugno, la storia fenditura
della mano, una ferita sopra il polso,
già allora stigmate di senso
appassionato, mi apparivano soltanto…

IV

Due o tre volte ho assistito alla marea
e al riflusso nella gola tua, al singhiozzo
soffocato dalla piena del dolore,
pandora di ogni sofferenza…
un rantolo stentato, la voce sospirante
e irregolare, un conato, una protesta
irrotta da lontano, dal momento del Big Bang,
e il silenzio del nostro appartamento.

C’è un rifugio, una stanzetta riscaldata
dove riposare la tua voce, il tuo respiro
in quei momenti di trasformazione
della materia e della luce in buio
dentro, nella gola, e in giro in giro?

V

Fèrmati, la mano dai capelli
selvaggi alzàti alle tempeste respingi,
non c’è più tanto tempo per i viaggi,
e il viaggio è solo nel salotto, intorno
al tavolino, due poltrone le colonne…

un tempo peripli e vagoni cospiranti,
strade rotolanti ai nostri sguardi
improsciugati, le stelle come multipli
di muti desideri…

Un tempo. Oggi invece il clima è fatto secco,
l’umido deprime le petunie, ed è tutto un estirpare,
un rinvasare, altro terriccio,
altra vita sotterranea, altro pullulare.

VI

Il quando e il come non li so,
il che cosa invece è starti accanto,
in un certo momento di cupezza
nero notte, mentre corrono i pianeti, come un film.

E’ questo un certo sogno ricorrente: il vetro
grigioperla ci fodera la vista, un po’ di pioggia,
una fine ottobrina pioggerella, ci culla
fuori, e un rintocco di stabat mater.

Il mondo fermo poi lasciare dentro un globo,
fermi noi pure, ascendere, il vetro poi sparire,
ecco, dovermi poi pulire anche le lenti
dalle gocce già più spesse.

VII

La torta al limone lievita, potendo
ingloberebbe l’universo, la tua mano
imita la mano del Big Bang…

E’ questo in dieci anni il tuo segreto,
il crescere di ciò che ti sta accanto, muto
assentire di uno spazio colorato, luccicante
tutt’intorno alla corolla del tuo viso?

Forse questo il senso dell’ecologia, il pianeta
vivente detto Gea, microcosmo bianco latte,
in cima una foresta rosso-bionda, e intorno
un pallido satellite rotante…

VIII

Ti guardo con la copia tua minuta,
in cortile rilevate nella luce
del mattino, pulviscolare come agìta
dalle fate, accanto ai giovani oleandri…

Intorno alle due teste due chiarori
globulari, due segni d’elezione,
due destini presi per la mano, uno rosso
di nordica pudica, delicata, uno bruno
di testa data alle tempeste, di artista
della voce melodiosa, del passo e gesto.

Lontano, nella penombra afosa, dietro
l’uscio, io prego che la casa
non segua il destino di universi
in espansione, di tragiche galassie
farsi buchi neri.

IX

Non una fiamma, ma un lento rosolare,
e fuori il freddo muto di dicembre,
trasalire ad ogni cambiamento
di temperatura, ma solo dall’interno…

Poi uscire ben coperti, il naso rosso,
sapendo di dover tornare al caldo,
disbrigate le faccende del mattino,
un mattino lungo spesso il pomeriggio,
e ritrovare te e la copia tua lo stesso…

X

Non c’è un domani, mi trattengo
talvolta dal pensare, un senso condiviso
senza il mondo, senza gli altri umani,
ma sul mondo grava un grigio, e nei tuoi occhi,
lo sforzo è sempre quello di celarlo…

Ma più forte è il senso del futuro; l’aquilone
colorato nel maestrale, nel tuo sguardo,
precede ogni pensiero, ogni momento
è affiso l’occhio a un aldiquà
che per me è forse anche un aldilà.

[sta in: http://atelierpoesia.splinder.com/post/21982917/VOCI++L’UNIVERSO+DI+MAURIZIO]

Calpestare l’oblio. Assemblea dei poeti contro l’oblio.

Comunicato stampa

Calpestare l’oblio: venerdì 8 gennaio, assemblea dei poeti contro l’oblio al “Beba do Samba” di Roma

Venerdì  8 gennaiodalle ore 16 a sera inoltrata, i poeti italiani che a novembre hanno aderito all’iniziativa “Calpestare l’oblio. Poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la memoria della resistenza repubblicana”, promossa dalla rivista “La Gru” (http://www.lagru.org) e rilanciata dal sito di MicroMega, dalle pagine de L’Unità e dalla rivista Left, in uscita l’8 Gennaio con un articolo interamente dedicato all’incontro, nonché da diversi social networks, siti e blog letterari, si riuniranno in assemblea presso l’Associazione Culturale “Beba do Samba” di Roma (in via de’ messapi n.8, quartiere San Lorenzo), in collaborazione con la rivista di poesia ed arte contemporanea “Argo”.

Apriranno i lavori dell’assemblea gli interventi dei poeti Franco Buffoni, Gianni D’Elia, Flavio Santi, Maria Grazia Calandrone e Pietro Spataro, che passeranno poi il microfono a tutti i poeti e gli spettatori presenti che vorranno intervenire sul tema dell’oblio della memoria democratica e repubblicana, della rimozione della cultura nella società italiana e della funzione che possono svolgere i poeti e gli artisti nell’attuale fase della storia nazionale.

L’iniziativa “Calpestare l’oblio” è stata sottoscritta da oltre cento poeti italiani di diversa età e provenienza geografica, tra i quali, oltre ai nomi già citati, Nanni Balestrini, Roberto Roversi, Luigi Di Ruscio, Giuliano Scabia, Alberto Bellocchio, Maurizio Cucchi, Eugenio De Signoribus, Antonella Anedda, Marco Giovenale, Tommaso Ottonieri, Alba Donati, Giancarlo Sissa, Francesco Scarabicchi, Alberto Bertoni, Lello Voce e tantissimi autori della nuova generazione, nati tra gli anni ’70 e ’80.

“Calpestare l’oblio” vuol dire che i poeti italiani del Duemila non intendono più restare in silenzio di fronte allo sfacelo culturale del proprio Paese, sfacelo che se può essere definito sinteticamente “berlusconismo”, più propriamente è la Storia del trentennio dell’interruzione culturale e della colonizzazione televisiva della società italiana. Contro questo Trentennio di interruzione culturale i poeti di “Calpestare l’oblio” si ribellano. Essi dicono anche che l’ideologia della separazione, per cui alla poesia sarebbe dato di occuparsi solo del dato letterario, è finita. I poeti di “Calpestare l’oblio” reclamano il proprio diritto alla cittadinanza nella Polis del dibattito politico e culturale.

Alle ore 19.00 si susseguiranno le letture poetiche e le performance di una trentina di autori, ed alle ore 23 chiuderà l’evento il concerto del gruppo musicale PANE(http://www.progettopane.org).

É inoltre prevista la partecipazione degli artisti Nicola Alessandrini e Valeria Colonnella che presenteranno due video-installazioni sul tema dell’oblio della memoria democratica.

Straordinaria adesione e presenza di Rosemary Liedl Porta, vedova del poeta Antonio Porta, che leggerà degli inediti del marito.

Davide Nota e Fabio Orecchini, organizzatori dell’evento, presenteranno per l’occasione la nuova versione dell’e-book “Calpestare l’oblio”, a cui hanno aderito molti grandi nomi della poesia italiana contemporanea.

L’evento sarà trasmesso in diretta sulla web-tv MeddleTv (http://www.meddle.tv) e gli atti dell’assemblea saranno in futuro pubblicati assieme alla nuova versione dell’antologia poetica.

Tutti i cittadini, gli studenti, i poeti e gli artisti che vogliono unirsi alla nostra battaglia culturale contro la società dello spettacolo italiana sono invitati a partecipare attivamente all’assemblea dei poeti contro l’oblio, sin dalle ore 16.

Con preghiera di pubblicazione e diffusione,

Davide Nota – La Gru

Fabio Orecchini – Argo e Ass. Cult. “Beba do Samba” (http://www.bebadosamba.it)

Premio Nabokov per opere edite

Premio Nabokov per opere edite

Scadenza: 30 settembre 2010
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Per il catalogo di disegni di Ferruccio Nobile. Di Gianluca Chierici.

C’è un destino in questi disegni,
un accordo d’ombre che alimenta l’incendio degli occhi.
Un cuore di cenere in cui virtù e violenza fanno razzia di schiavi.
Nessuna mediazione universale è possibile.
Tutto accade nella stessa ora.
Le teorie vengono dissipate,
si sfasciano le architetture,
le coscienze si confondono nei volti dell’immanenza.
Si tratta di combattere,
di specchiarsi nel proprio contrario,
di raggiungere l’interno delle cose, baciando urla e identità,
in attesa della rivelazione.
Premono pietre geroglifiche nei lumi del giardino
e compare una volontà estrema, pericolosa.
Un inno antico e immediato che cerca il luogo della propria morte.
Ferruccio Nobile non propone eucarestie, parte da un rovesciamento
nel quale è possibile leggere la decadenza,
lo spreco, la risposta dell’uomo alle possibilità dello splendore.
Ma questa non è una rinuncia, non è una spartizione,
la croce è comunque sospesa nel mantello della sua parodia,
persegue la propria discendenza nel gemito che conduce al contagio.
Non ha formule per sotterrare la fede,
cerca con le unghie il grido del muscolo, il capezzolo della musica.
Sacramento e invocazione si trapassano generando epiloghi,
raggiungono il culmine nella condanna.
In questo susseguirsi di visioni,
una cantilena risveglia il lieve terrore,
mentre il santo nutre il battito dei peccati
e una sete atavica capovolge la lava, nel sentiero.
Legioni di colombe risorgono dalle donne sepolte.
Qui il prodigio ci assale, e la folla sussurra una delle tante leggende,
trillando nel simbolo, la carta, la carne, il potere.
Allora la trama inorridisce, diviene libro muto.
Porta le piume fuori dal pozzo.
Deturpa le forze, le oltraggia.
Consacra la voragine all’errore.
Solo i numeri nascosti nella scacchiera assolvono le ultime vanità.
Se il serpente torna, sempre più frastornato dall’impresa,
la vita dei divieti viene trafitta dal senso, dalla distanza delle maschere.
Così, le pie donne conoscono l’intimità dello scorpione,
e l’innocenza eclissa nuove radici.
Tutto si tiene generando un consumo di corpi dentro ai corpi.
Nel grano che non è più pane, e torna offerta,
vive la paura di restare se stessi.
Una commedia che non vuole eredi.

GIANLUCA CHIERICI

[v. anche http://www.ferruccionobile.com/.
Si ringrazia Gianluca Chierici per aver autorizzato la pubblicazione in anteprima].

Amaltea 4/2009

Amaltea
Trimestrale di Cultura, anno IV, n. 4/2009

>>>

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Maeba Sciutti: Tipologie critiche. Che fare della poesia on line? (2)

Chi, perifericamente o meno, sporadicamente o in modo continuativo, cerca e legge poesia sia on-line che in versione cartacea, prima o poi deve imbattersi in questo quesito: che cos’è la poesia? Anche il lettore che, come la scrivente, avrebbe deciso da tempo di non porsi questa domanda ora, dopo aver sentito dibattiti di ogni tipo e inviti a porsi l’interrogativo, cede.
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Lobodilattice n. 114

COPERTINA N.114
selezionata da Alessandro Trabucco

“Reale Virtuale”
di Piero Fogliati

http://www.lobodilattice.com/images/newsb114.htm7

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