Franca Maria Catri

Franca Maria Catri, La rosa afgana, Firenze, Gazebo 2009
Domina in questa bella raccolta di versi della Catri un senso di empatia nei confronti del dolore e della morte; ella raccoglie le lacrymae rerum e le trasporta in immagini dolcissime che nella loro leggerezza recano lo stigma della tragedia. Sembra che la “somma del dolore” universale si raccolga nelle parole di un’anima esposta a raccogliere il grido dei diseredati, la miseria delle guerre, il sospiro degli alberi e della natura: «già una macchi d’inverno / oscura sul muro / la simpatia della foglia / tra appena incisi tatuaggi di voci / e simulate comete / Natale si da e si disfà / nella fretta del dato // bisognerà dunque domani / con l’abete morire un poco / celebrare altre morti». La poetessa avverte la fragilità dell’ombra e il lamento dell’attimo che passa e mai più tornerà: è il sospiro della nostra umanità (Giuliano Ladolfi).

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