La lavagna del sabato

L’argomento di “La Lavagna del Sabato” che è on-line sulla Rivista Sagarana a partire da oggi, fino al prossimo venerdì, è:

LETTERA AL MIO AGGRESSORE , di Mohamed Ba

Buona lettura!

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Eugenio Giustizieri

VOCI / EUGENIO GIUSTIZIERI

NOTE BIOGRAFICHE

Eugenio Giustizieri è nato l’11 febbraio a Sannicola (LE), Italia.
Si è laureato in Architettura nel 1981 all’Ateneo della Sapienza. Esordisce giovanissimo nel 1970 come pittore, scultore e poeta partecipando alla vita artistica nazionale ed esponendo in mostre collettive e personali. Architetto libero professionista e docente di Storia dell’Arte, è specialista dell’Arte italiana del Novecento.
Autore di numerose pubblicazioni di Storia e Critica d’Arte, collabora con varie riviste italiane e straniere. Nel 1978 esce il suo primo libro di poesie, Fogli di vetro. Sue composizioni sono apparse in «Anemos» «Salentino», «Artecultura», «Rassegna Poesie Contemporanea» ed altre testate (quotidiani, settimanali e periodici). Membro honoris causa dell’Accademia delle Scienze, Lettere ed Arti dal 1974. Gli è stato conferito il Premio Internazionale La Stanza Letteraria.
Ha vinto il Premio per il Bianco e Nero al concorso I.P.A.S. di Roma, il Premio di Pittura del Convivio Letterario di Milano ed è stato premiato alla Biennale del Piccolo Formato di Toronto (Canada). Delle sue ricerche si sono occupati con approfonditi saggi, noti critici del dibattito artistico contemporaneo. Sue opere figurano nelle collezioni pubbliche e private in Europa e in America.

Scorrono naturali e veloci, nei versi di Giustizieri, molti accorgimenti tecnici per allacciare un tessuto e un dettato generoso, a volte esistenzialmente lacerato, però mai disperato. Gli accorgimenti sono di varia natura e spessore, ma prevale, quasi inavvertita l’analogia.
Le problematiche della poesia di Giustizieri sono quelle ancorate alla “condizione umana”, nei suoi aspetti più drammatici, ma risanati al lume di una speranza-assenza, a un tu amoroso che si relega nel limbo della solitudine o del silenzio per attingere nuova forza e vigore per un nuovo ritrovarsi.
C’è un senso d’attesa, nei versi di Giustizieri, avvertito con timore ma anche speranza.
Il poeta in questione è l’uomo del Sud di sempre, lo scenario è cielo e mare, e sole e albe, ma nulla mai di folclorico.
In questi ultimi decenni la Poesia ha fatto molti passi avanti (cioè indietro), ma Giustizieri, che pur conosce le poetiche più decadenti, marce di letterature, intrise di linguistica e semiologia, non si lascia incantare e, pur con qualche perplessità, va avanti nella sua poesia semplice ma non ingenua, egli che, tra l’altro, è pittore luminosissimo. Ma questo è un altro discorso. Comunque, anche nella Pittura, che illustra con mano gentile scene di campi, di maternità, con un pointillisme delizioso e profondo, si rivela natura morale, il Giustizieri, che non pecca mai per corruzione d’arte.
Quest’uomo del Sud ha tracciato un cammino sicuro nel cerchio magico dell’arte e della Vita.
Ercole Ugo D’Andrea

SEI TU CHE NON TI LASCI PRENDERE
Sei tu che non ti lasci prendere
orlata di nuvole e d’ombra
mia rosa eterna,
fingi la vita solo a chi più t’ama
sorella oziosa che spera.

SULLA CAMPAGNA PROFONDA
Sulla campagna profonda
gli olivi a guardia
sentono l’aria di sonno,
forse destino che s’incrocia
con l’amato, perso incanto
d’ogni giorno.
S’espande un battito d’ali
nel vento delicato
appena nato,
più bianco delle case,
del dolore
d’essermi salvato.

TU VIENI NEL CUORE
Tu vieni nel cuore,
a questo limbo d’accesa terra
in cui fiorisce la parola,
ti tengo fede
finchè risali alla sorgente del mio canto
che non seppi distendere in preghiera.

È TARDI MA SAI GIÀ CHE IL MATTINO
È tardi ma sai già che il mattino
avrà la casa profumata di mistero
lungo la scia dell’ultima stella
tra le folte fronde del pallido nespolo.

QUALCOSA STA PER ACCADERE
Qualcosa sta per accadere
lieve ancòra di ricordi
tra il manto d’oltremare
e meraviglia di barocco…
Riporterò tutta l’eternità
in una vita d’ansia terrena
come il volo fiorito
d’una celeste fiamma.

S’INAZZURRA L’ILLUSIONE
S’inazzurra l’illusione
che lascia dietro di sé
qualcosa di tragico,
anonimo sull’asciutto sentiero
e romperò la tua voce
dove mai sarà
ad ogni nuova stagione
di belve ed inferi.
Con te nel cuore
l’anima mia è invasa
da cieli crollati,
contro te che colmi e riposi
i miei versi nel pensiero
come le poste del rosario,
come ultimo respiro.

NON HO AVUTO PAROLE
Non ho avuto parole
fra lacrime e preghiere
in questa lenta metamorfosi del sogno.
A me ti richiamo
con furia delicata
nuda anima alla notte.

ALTRO SOLE AVVAMPERÀ
Le strade ferme e vuote
ricorderanno questa stagione,
altro sole avvamperà
vacanze d’estate
come polvere di polline
che scivola nell’ombra
di muschio e pietra.

[sta in: http://atelierpoesia.splinder.com/post/21982858/VOCI++EUGENIO+GIUSTIZIERI]

L’universo di Maurizio Clementi

VOCI / L’UNIVERSO DI MAURIZIO CLEMENTI

Maurizio Clementi è poeta, critico letterario, drammaturgo. Insegna Lettere in un Istituto Superiore del modenese e collabora regolarmente con l’Università di Bologna, per cui ha svolto  diversi corsi e seminari negli ultimi tre anni. Per la poesia ha pubblicato cinque volumi di raccolte e ha vinto il Premio Camaiore (1998) e il Premio Selezione Viareggio (2000).
Per la critica ha collaborato con Pendragon, nel 2002, per cui ha curato una scelta di poeti italiani contemporanei, attualmente collabora con la casa editrice Barbera per cui ha curato l’antologia La guerra, l’introduzione e la traduzione di opere del poeta Khalil Gibran, e un’antologia shakespereana; ha inoltre collaborato con varie riviste, fra le quali la “Yale Italian Poetry” di Paolo Valesio ed Ernesto Livorni, sulla quale sono stati ospitati diversi suoi testi poetici e saggistici, “Rendiconti” e “Atelier”, oggi codirige la rivista on line di letteratura contemporanea Bibliomanie.it, assieme al poeta Roberto Roversi. Attualmente sta completando un’antologia di poesie scelte di G.M Hopkins.
Per il teatro ha collaborato con registi come Emanuele Montagna e la sua compagnia Teatro Colli, per cui ha scritto il testo originale Padre Marella (2002) e ha tradotto e adattato varie tragedie greche, fra le quali Baccanti e Alcesti  di Euripide, e Tesmoforiazuse di Aristofane, e  con il regista Nanni Garella, per cui ha scritto il testo originale Le vie della vita (2006). Nell’anno 2006 ha tenuto un seminario all’università di Bologna sulle tematiche del teatro contemporaneo.

Le prime  tre composizioni presentano un carattere “metafisico”: si tratta di meditazioni su racconti kafkiani celebri, come ad esempio Davanti alla legge. Gli altri dieci sono testi dedicati alla moglie all’interno di un primo bilancio di maturità mediante uno sguardo sul senso di fine che avvolge le cose di quest’epoca. Le insistite metafore cosmiche riprendono (forse anche con un lieve velo di ironia) un gusto per l’universo di Hawking, quasi come indicazioni di un’angoscia cosmica prodotta dalla crisi culturale odierna, di fronte alla quale non rimane che la barriera dell’affetto.
L’uomo del Duemila, tronfio dei successi scientifici capaci di lanciare lo sguardo oltre i confini dello spazio e del tempo sino a giungere all’esplosione del Big Bang, non è riuscito a costruirsi un universo intellettuale in grado di attribuire senso al suo esistere. E questo limite, sottolinea Maurizio Clementi, di fronte allo scacco della ragione rivaluta il desiderio dell’“oltre” e la potenza dell’amore (G. L.).

Rinvio
-2009-

Non c’entra col rinvio di cui tu parli
l’attesa, quella vera, quella delle porte
chiuse per sempre. O semichiuse, solamente
perché tu vi acceda. E il guardiano,
quand’anche io spegnessi il cellulare,
mi farebbe entrare senza dubbio,
col mio impermeabile bisunto,
la penna consumata, il sunto sconclusionato
degli attimi di vita nella specie,
in cui io seppi di trovarmi lungo l’argine
di un grigio e indefinibile aldiquà?

Chiesa dei gentili
-2009-

Intensa, in questa parte del mondo affaticata,
non è la gioia del mattino, la morte per noia
nelle ore antelucane è più diffusa, incontro al traffico;
tu anneghi la densa malìa, il vino
dei locali, la vodka, la perdita di senso di un saluto…

la Chiesa dei gentili è forse questa?
Sperimentare il nulla ci conviene
per l’altare, per quell’attimo finale?
Se non ci chiudessimo la notte
a riccio, negli aculei del rumore
mai più avremmo poi quel bacio,
nella nebbia, il primo bacio d’amore?

Luce di marzo
-2008-

Lanugine mista a riposo, è questa luce
che sfiora il tappeto persiano e sosta
nell’aria domestica del lunedì
dell’Angelo, o l’essere in sé è un ricordo
che appare in un lampo d’immagine,
la mente annegata nel tempo?

Ma la luce più vera è quell’altra:
di là è il confidente domani.

Momento
-2009-

Se pure non vivessi da vedere
ciò che deve essere visto per capire, se gli occhiali
mi cadessero per strada, e nella corsa
sbagliassi la radura di raccolta…

Se insomma mi mancasse ancora il senso,
perché la penna stanca la scrittura,
perché la Parola ci consuma, perché il trucco
si scioglie nella pioggia e nuda
rimane e inerme poi la faccia…

Se io continuassi a fare finta
di niente, e a mangiare il mio ghiacciolo
sgocciolante…

Poesie a Lorena (2009)

I

Non c’era il libro, quella volta,
il sei settembre, il cielo azzurro sempre
disatteso, l’assenza di segni oracolari,
quando ti vidi acchiocciolata buona,
seria nelle orbite serene, due cerchi
di universo regolari. Ridi adesso,
se te lo ricordo appena,
eppure quel mondo fuor di sesto
che, di scena sempre nei miei occhi,
dovevi avere visto, ti appariva e ti appare
ancora un’àncora al mare aperto,
una chiglia fracassata ma natante.

II

Ammesso che ti sia dimenticata
di quel trancio di pizza dell’Altero, oscurata
la città da una notte illune,
carichi di attesa di comune
vicinanza, pensi di riuscire a rinvenirmi,
disperso in un fiume di parole,
mentre annaspo con le braccia nella nebbia,
attento solo a non farti male?

III

Quando scrissi: noi siamo oltre il pianto,
siamo oltre il lamento del poeta,
non mi era ancora apparso il mondo di parole
recinto di rosso e luce chiara, il grigio tuo galassia
non sfidava i buchi neri del rimpianto…

l’universo un pugno, la storia fenditura
della mano, una ferita sopra il polso,
già allora stigmate di senso
appassionato, mi apparivano soltanto…

IV

Due o tre volte ho assistito alla marea
e al riflusso nella gola tua, al singhiozzo
soffocato dalla piena del dolore,
pandora di ogni sofferenza…
un rantolo stentato, la voce sospirante
e irregolare, un conato, una protesta
irrotta da lontano, dal momento del Big Bang,
e il silenzio del nostro appartamento.

C’è un rifugio, una stanzetta riscaldata
dove riposare la tua voce, il tuo respiro
in quei momenti di trasformazione
della materia e della luce in buio
dentro, nella gola, e in giro in giro?

V

Fèrmati, la mano dai capelli
selvaggi alzàti alle tempeste respingi,
non c’è più tanto tempo per i viaggi,
e il viaggio è solo nel salotto, intorno
al tavolino, due poltrone le colonne…

un tempo peripli e vagoni cospiranti,
strade rotolanti ai nostri sguardi
improsciugati, le stelle come multipli
di muti desideri…

Un tempo. Oggi invece il clima è fatto secco,
l’umido deprime le petunie, ed è tutto un estirpare,
un rinvasare, altro terriccio,
altra vita sotterranea, altro pullulare.

VI

Il quando e il come non li so,
il che cosa invece è starti accanto,
in un certo momento di cupezza
nero notte, mentre corrono i pianeti, come un film.

E’ questo un certo sogno ricorrente: il vetro
grigioperla ci fodera la vista, un po’ di pioggia,
una fine ottobrina pioggerella, ci culla
fuori, e un rintocco di stabat mater.

Il mondo fermo poi lasciare dentro un globo,
fermi noi pure, ascendere, il vetro poi sparire,
ecco, dovermi poi pulire anche le lenti
dalle gocce già più spesse.

VII

La torta al limone lievita, potendo
ingloberebbe l’universo, la tua mano
imita la mano del Big Bang…

E’ questo in dieci anni il tuo segreto,
il crescere di ciò che ti sta accanto, muto
assentire di uno spazio colorato, luccicante
tutt’intorno alla corolla del tuo viso?

Forse questo il senso dell’ecologia, il pianeta
vivente detto Gea, microcosmo bianco latte,
in cima una foresta rosso-bionda, e intorno
un pallido satellite rotante…

VIII

Ti guardo con la copia tua minuta,
in cortile rilevate nella luce
del mattino, pulviscolare come agìta
dalle fate, accanto ai giovani oleandri…

Intorno alle due teste due chiarori
globulari, due segni d’elezione,
due destini presi per la mano, uno rosso
di nordica pudica, delicata, uno bruno
di testa data alle tempeste, di artista
della voce melodiosa, del passo e gesto.

Lontano, nella penombra afosa, dietro
l’uscio, io prego che la casa
non segua il destino di universi
in espansione, di tragiche galassie
farsi buchi neri.

IX

Non una fiamma, ma un lento rosolare,
e fuori il freddo muto di dicembre,
trasalire ad ogni cambiamento
di temperatura, ma solo dall’interno…

Poi uscire ben coperti, il naso rosso,
sapendo di dover tornare al caldo,
disbrigate le faccende del mattino,
un mattino lungo spesso il pomeriggio,
e ritrovare te e la copia tua lo stesso…

X

Non c’è un domani, mi trattengo
talvolta dal pensare, un senso condiviso
senza il mondo, senza gli altri umani,
ma sul mondo grava un grigio, e nei tuoi occhi,
lo sforzo è sempre quello di celarlo…

Ma più forte è il senso del futuro; l’aquilone
colorato nel maestrale, nel tuo sguardo,
precede ogni pensiero, ogni momento
è affiso l’occhio a un aldiquà
che per me è forse anche un aldilà.

[sta in: http://atelierpoesia.splinder.com/post/21982917/VOCI++L’UNIVERSO+DI+MAURIZIO]

Maeba Sciutti: Tipologie critiche. Che fare della poesia on line? (2)

Chi, perifericamente o meno, sporadicamente o in modo continuativo, cerca e legge poesia sia on-line che in versione cartacea, prima o poi deve imbattersi in questo quesito: che cos’è la poesia? Anche il lettore che, come la scrivente, avrebbe deciso da tempo di non porsi questa domanda ora, dopo aver sentito dibattiti di ogni tipo e inviti a porsi l’interrogativo, cede.
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Lobodilattice n. 114

COPERTINA N.114
selezionata da Alessandro Trabucco

“Reale Virtuale”
di Piero Fogliati

http://www.lobodilattice.com/images/newsb114.htm7

Da “La costruzione del verso”…

RITORNA “NEL VERSO GIUSTO”

Dal 2001 al 2006 ho curato sul Secolo d’Italia una rubrica fissa di poesia. Si chiamava Nel verso giusto e usciva il martedì. Per molti che amano la poesia era diventato un appuntamento…

Leggi ancora

Carte Allineate 35, 2009

Il numero di dicembre della rivista CARTE ALLINEATE (35, 2009) è completo e disponibile in rete a http://cartescoperterecensionietesti.blogspot.com/.
Chi desidera che i propri contributi (in italiano o in inglese) vengano presi in esame per il numero di gennaio è pregato di inviare articoli sotto le 2.200 parole, recensioni, brevi testi narrativi o poesie a
postservice@eircom.net entro il 20 gennaio 2010.

The December issue of the web journal CARTE ALLINEATE (35, 2010) is now complete and available on line at http://cartescoperterecensionietesti.blogspot.com/.
Those who wish their contributions (in English or Italian) to be considered for the January issue, please send articles below 2,200 words, reviews, short narrative texts or poems to postservice@eircom.net by 20 January 2009.

INDICE ALFABETICO / INDEX

Le voci elencate qui sotto senza il nome dell’autore sono state scritte da Roberto Bertoni. Foto di Marzia Poerio / Entries listed below without the name of the author were written by Roberto Bertoni. Pictures by Marzia Poerio.

– ANIA, Gillian, SEI POESIE. Testo, 17-12-09.
– CAMERON, James, AVATAR. Storie di film di Renato Persòli, 23-12-09.
– CONA, Cristina, V COME VIAN. Riflessione, 5-12-09.
– END OF YEAR. Fotografia di Marzia Poerio, con gli auguri di buon anno della redazione di “Carte allineate”, 31-12-09.
– FERRAMOSCA, Annamaria, OTHER SIGNS, OTHER CIRCLES. Note di lettura, 27-12-09.
– IL GIORNO DELLA CIVETTA COME ROMANZO POLIZIESCO. Rilettura, 21-12-09.
– JARAMILLO, Julio, ODIAME. Storie di musiche di Renato Persòli, 29-12-09.
– MOLIÈRE / CRIMP, THE MISANTHROPE. Storie di teatro, 9-12-09.
– ORWELL, George, A CLERGYMAN’S DAUGHTER. Rilettura, 7-12-09.
– PIZZI, Marina, L¹INVADENZA DEL RELITTO, 2009 [11-20]. Testo, 15-12-09.
– POLITO, Paola, IL PAESAGGIO DI BIAMONTI: UNA COSTELLAZIONE SINESTESICA. Riflessione, 3-12-09.
– RAGNOLI, Gian Paolo, THE RAIN BEFORE IT FALLS. Riflessione, 12-12-09.
– SARTRE E L’IMPEGNO. Rilettura, 19-12-09.
– TAKITA, Y, OKURIBITO. Storie di film di Renato Persòli, 13-12-09.
– TREES BEFORE THE BUILDINGS. Fotografia e versi di Marzia Poerio, con commento, 1-12-09.

[si ringrazia Roberto Bertoni]

Clepsydra Edizioni

Gianluigi Cannella – Le stanze di pelle 
 
“In direzione delle emozioni l’innocenza di un dio adulto”: molto pungente questa proposta di Gianluigi Cannella. Accuratamente datate e numerate, questi tratti sembrano far parte di un diario di bordo, che elenca continuamente dettagli. Anche il linguaggio usato dall’autore, l’uso dei verbi all’infinito, i gerundi, fanno tutti parte di questo gioco; un gioco complesso e doloroso. E’ un continuo “depredare la verità” e spesso l’immagine che continua a tormentare questi versi è quella della guerra; “questa mattina voglio che mi ritrovi addormentato sulla guerra / senza fame”, “l’amore ha suoi peccati come la guerra lacera e uccide“, “combattendo una guerra di codici criptati”, “dichiarazioni d’intenti di guerra di pozzanghere d’acqua nera“ seppure fa morire il dio della guerra: “complice il dio della guerra che si suicida”. Il poeta quindi è in guerra, compreso tra la ragione della verità e “tiene ancorati gli avanzi di un sogno a un luogo possibile”. Vi è quindi solo dolore e la mancanza del sogno, o quasi. Pure l’amore è un “amore cane” non più riconoscibile. La distanza dunque del poeta dalla sua stessa poesia, sembra infinita, quanto misera: spesso il dolore ritrae volti d’altri, eppure il poeta si rispecchia nelle loro trasparenze e nelle loro mancanze. Tutto prende fiato perché lui vuole che parlino: “parlo silenzio non vedo il tu che tace”.
 
 
Gianluigi Cannella, nato il 30 dicembre 1949, risiede a Castelgomberto (Vi). Scrive poesie dal 1968 e ha dedicato una breve parentesi alla pittura tra il 1966 e il ’72. Fotoamatore, ha sempre associato la poesia alla fotografia, ritenendoli due «luoghi di ricerca dove può star bene, ritrovarsi e ritrovare le cose di ieri, vedere meglio le cose di oggi». Frequenta il Laboratorio di Lettura e Scrittura Poetica di Artemis condotto da Stefano Guglielmin da otto anni; ciò gli ha «permesso di entrare dentro la poesia e capirla, capire non tanto cosa si vuole dire, ma come dirlo, farla diventare una comunicazione emozionale». Nel 2005, nella personale poesia-fotografia Dalla nascita alla vita, racconta le stagioni di un uomo, che sarà presto presentata su Magazine periodico online del forum italiano dei fotografi del sistema reflex, 4/3 photographers di Olimpus. La personale fotografica Bianco Colore, imperniata sul viaggio fatto in Perù nel 2006 e realizzata nel febbraio 2007 presso Palazzo Pisani a Lonigo e nel 2008 esposta a Budaspest è ancora motivo di “ricerca poetica”.
Sempre nel 2007 presente con la fotografia all’ Evento Joseph Beuys alla 52° Biennale di Venezia Spazio Thetis nuovissimo Arsenale, A Living Sculpture – Una scultura sociale -The Wandering Cemetery conceived and directed- by Alberto Peruffo (Fattoria ArtisiticaAntersass).
Nel 2008 presente nell’antologia Orizzonte terracqueo. Presente con la poesia nei blog Tellusfolio e Blanc de la Nuque.

Sergio Arneodo

BIBLIO / SERGIO ARNEODO

Posted: 09 Apr 2009 01:14 AM PDT

Sergio Arneodo, Rosari de Passioun, Mondovì, Coumboscuro Centre Provençal 2000
Un amico che lavora all’Asl n. 11 mi manda in regalo un libro di poesie scritte in lingua occitanica, la lingua degli antichi trovieri, la lingua in cui si formò la poesia lirica amorosa. Nel passato declassata al rango di strumento di comunicazione orale, in clima di cultura “glocal”, come sta avvenendo per il catalano, da più parti si cerca di conferire un nuovo impulso per impedirne una morte inesorabile. Una simile operazione era stata tentata a cavallo tra Ottocento e Novecento da Federico Mistral. Giovanni Tesio oggi è in prima fila per rivalutare il dialetto e non è un caso che egli abbia scritto la prefazione della pubblicazione di Sergio Arneodo, il quale si cimenta anche in francese. I testi sono corredati da indicazioni di lettura. Peccato che la grafia rimanga ancorata alla tradizione. Dopo un paio di secoli di linguistica si richiede il coraggio di riformare la scrittura del dialetto abolendo ogni residuo di francese e di fiorentino e adottare le indicazioni che gli studi glottologici offrono secondo un unico principio: ad un ogni suono deve corrispondere uno e un solo segno (Giuliano Ladolfi).

Pubblicato da AtelierPoesia | Commenti

La Lavagna del Sabato

L’argomento di “La Lavagna del Sabato” che è on-line sulla Rivista Sagarana

a partire da oggi, fino al prossimo venerdì, è:

SOGNI E PAURE DI UN BAMBINO IN GUERRA, Jean-Marie Gustave Le Clézio

Buona lettura!

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