Intervista su Comoinpoesia

COMOINPOESIA e LARIOINPOESIA

COMO in POESIA:  VIRTUALMENTE, OVUNQUE –

INTERVISTA DEL GIOVEDI In riva al Lario, con

Vi informiamo che è on line  la presentazione di ANNA MARIA ZOPPIS

Per leggere l’ intervista: cliccare  QUI

oppure cliccare il  LINK-box che vi appare, ben evidenziato,  su comoinpoesia e su larioinpoesia

A presto rileggerci….

a tutti un cordiale saluto

Luciana Bianchi Cavalleri – comoinpoesia

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Il fuoco del pane spezzato nelle poesie di Aldo Ferraris

BIBLIO / Il fuoco del pane spezzato nelle poesie di Aldo Ferraris


Il 9 dicembre 2008 l’editrice Lietocolle ha licenziato l’ultima fatica di Aldo Ferraris Solo dieci Poesie nella collana “Libricini da collezione”. Se il titolo indica la dimensione della pubblicazione, il sottotitolo ne delinea il contenuto, Immensa creatura, metafora specificata nella prima lirica: «Quando si alza, l’immensa creatura /  chiamata notte dalla lunga falcata, / oscura amante che dischiude i pensieri».
Non è una novità che le ultime raccolte del poeta novarese si contraddistinguano per coerenza tematica, che conferisce una saldezza poiematica finalizzata ad espandere l’armonia semantica del singolo verso e del singolo componimento all’intera composizione. Non più la morte o la natura ora ispirano lo scrittore, ma la notte percepita nell’immensità della sua potenza, capace di spalancare orizzonti percettivi e di suscitare atmosfere sentimentali degne di un Novalis o di Shelley, ravvivate dallo sguardo penetrante di Yves Bonnefois, il quale, scova il «fuoco nel pane spezzato» e vede il «giorno avanzare tra le pietre».
Lo scenario prospettico si stende sulla pianura, priva confini, priva di barriere: «Queste notti di pianura / così ampie come ali in fuga che / sfiorano l’intonaco ruvido del cielo, / così incerte e tremanti / mani oscure sul viso dei campi».

Il mondo respira, ha una vitalità, si agita, si placa, si espande, quasi un’anima mundi, che avvolge nelle tenebre tutte le cose confinandole quasi in uno stato primordiale indistinto, dove anche l’uomo smarrisce la personale identità: «noi nascosti in un bivacco di richiami / assorti nell’unico nome che non siamo». Come prima conseguenza, troviamo una sensazione di spaesamento che impedisce di individuare certi punti di riferimento: «L’incertezza che sempre conclude / alle nostre spalle il suo attraversare / declina come ubriaca tenere ingiurie». Ne consegue la necessità di una ricerca che in primo luogo si colloca in una dimensione interiore: «siamo noi gli oggetti più lontani / quelli che maldestramente cerchiamo / nei confini solitari della mente», quindi nel mondo: «Nell’attimo del nostro abbandono / cacciamo di frodo nel cuore dei poeti», senza tuttavia riuscire ad allacciare un rapporto con gli oggetti confinati nel buio indistinto: «Con quanta inconsapevole grazia / si avvicina la notte per volgere in piacere / la solitudine».
Ma questa figura oscura già conosce la luce, sa di essere prossima alla morte, ma finge di essere immortale solo per donare l’illusione dei sogni, le incertezze delle veglie e l’ebbrezza della solitudine. L’equivoco è destinato a rivelarsi: «Curvi nella pesantezza dell’attesa / protesi verso un’epifania come / cigni nel lago di carta stagnola / culliamo la pace di un mite nulla». Ferraris sa che l’uomo è nato per la luce e che le tenebre altro non sono che l’anelito verso la pienezza della vita. «Con quanto compassione ci insegnerà, / con un breve cenno di tempesta / a scomparire, a rifugiarci come insetti / nel tepore di un lume appena spento».

Giuliano Ladolfi

Pubblicato da AtelierPoesia

La Lavagna del Sabato

L’argomento di “La Lavagna del Sabato” che è on-line sulla Rivista Sagarana

fino al prossimo venerdì, è:

L’ULTIMO COMUNISTA, di Renzo Buttazzi

Buona lettura!

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