Note di mimosa

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NOTE DI MIMOSA
melodie floreali tra suggestioni multisensoriali

Liuto rinascimentale e vihuela:
Gabriella Perugini

Lunedì 8 marzo 2010, ore 21
Cappella Pilotti – VOLVERA (TO)

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Ingresso gratuito

Il tema floreale è scandagliato da musiciste, poetesse e pittrici nel toposdel giardino chiuso e protetto, scrigno labirintico di percorsi amorosi e artistici, che ha nel medioevo e nel rinascimento punte di affascinante fulgore con le comparazioni, le similitudini e le analogie tra fiori coltivati efiori da conquistare (i favori delle gentildonne).

Passioni intrecciate, dunque, riaggallate nella loro seducente a-temporalità dalle corde rinascimentali e dai versi di poetesse d’ ogni tempo che Gabriella Perugini armonizza attraverso le suggestioni floreali.

Le musiche in programma, eseguite con il liuto rinascimentale e la vihuela, risultante da un’accurata ricerca musicologica realizzata individuando, nel vasto repertorio liutistico e vihuelistico, brani con riferimenti a fiori e natura, composizioni spesso inedite di liutisti operanti presso le più celebri corti europee.

Versi di Sibilla Aleramo, Anna Maria Ortese, Antonia Pozzi, Lis Magni Fasiani, Ada Negri, Marianne Moore, Emily Bronte, Ol’ga Sedakova, Alfonsina Storni, Saffo, Almina Madau, Patrizia Valduga, Marcia Theophilo, Cettina Scavo, Amelia Rosselli, Alda Merini selezionati da Susanna Piano e letti daValeria Maranò

con il controcanto dei dipinti di Paula Modersohn-Becker, Vanessa Bell, Leonora Carrington, Tamara De Lempicka, Fannie Eliza Duvall, Leonor Fini, Frida Kahlo, Luciana Migliarino, Rosa Morello, Georgia O’Keeffe, Fausta Squatriti, Dorothea Tanning, Suzanne Valadon, Marianne Werefkin

Cappella_Pilotti_Volvera.JPGe del video “WOMEN IN ART”del digital artist Philip Scott Johnson.

Allestimento tecnico a cura diAndrea Luca Dallolio

Ufficio Stampa Gabriella Perugini

Scheda Evento

Titolo: “Note di mimosa”
Sottotitolo: melodie floreali fra suggestioni multisensoriali

Date: lunedì 8 marzo 2010
Orari: dalle h. 21.00 alle 22.30

Luogo (indirizzo completo): Cappella PILOTTI – VOLVERA (TO) (Autostrada TORINO-PINEROLO, uscita VOLVERA.  Alla fine della rampa si vede l’indicazione CAPPELLA PILOTTI sulla destra)

Biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: 3332043677

Mail per informazioni: paroledimusicamail.com

Note: Organizzato dall’Assessorato alla cultura del comune di Volvera nell’ambito della rassegna EMOZIONI A VOLVERA

Addobbo floreale di Alexa Fiori, Volvera
Abito di scena di Cortés Abbigliamento donna – Torino: V. Monferrato 4/e 011 8192103 – C.so Peschiera 273 – 011.7794759 – Via Mazzini 7/b – 011.5176180
Dolcetti “mimosa” della Pasticceria Medico – Torino Via Martiri della libertà 4 – 011.8194319
Potpourri dell’erboristeria “La Récolte” Torino Via Cosmo 9 – 011.8193049

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Scripta Manent 04/03/2010

La poesia è notizia che rimane notizia, novità che resta nuova, diceva Ezra Pound.
La poesia è una parola che rimane. Scripta manent.

Giacomo Leopardi

Ascolta la poesia letta da Norma Stramucci: clicca qui

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Concorso a premi sulla lettura (Scadenza 30/03/2010)

Concorso a premi sulla lettura
“Chi legge arriva primo”
EXPOLIBRO, Bari 8-11 aprile 2010

La Stilo Editrice, in occasione della Fiera del libro EXPOLIBRO 2010, che si terrà all’interno di EXPOLEVANTE (Bari, Fiera del Levante, 8-11 Aprile 2010), e che avrà come tema “L’editoria sportiva: dalla pratica alla pagina”, bandisce un concorso dal titolo “Chi legge arriva primo”, con la finalità di promuovere la lettura.
La lettura, infatti, è sosta, profondità, avventura, dialogo e scoperta; senza la lettura non vi è società civile o vero Paese e, con questo premio, l’Editrice vuole valorizzare quel nutrito popolo di lettori che, nel Mezzogiorno, dedica alla lettura entusiasmo, tempo e risorse.
Possono partecipare al concorso persone dai 15 anni compiuti in su ed è possibile iscriversi entro il 30 marzo. La prova verterà sulla compilazione di un questionario sul mondo della lettura (autori, opere, personaggi, temi). Il concorso prevede l’assegnazione di premi a coloro che risulteranno più preparati nella conoscenza della tradizione letteraria antica, moderna e contemporanea.
La prova si svolgerà di pomeriggio, in orario e sede che saranno comunicati in seguito attraverso il sito internet dell’Editrice. La prova e la consegna dei premi avverranno all’interno delle manifestazioni di Expolibro 2010.
Per scaricare la scheda di partecipazione, conoscere il giorno e l’ora della prova, per tutti gli aggiornamenti relativi al premio che l’Editrice si riserva di poter apportare, qualora esigenze organizzative lo richiedessero, consultare il sito della Stilo Editrice al link Premio di lettura o contattare la coordinatrice del premio (dott.ssa Gabriella Falcicchio, g.falcicchio@hotmail.com – 3394279731;  stiloeditrice@teseo.it – 3486107546).

Stilo Editrice soc. coop. r. l.
Via Scipione l’Africano, 207 – 70125 Bari, Italy
tel. e fax 080 9640788 – fax 080 5575251 – cell. 3486107546
Casella postale 326 – Viale Unità d’Italia 22/a – 70124 Bari, Italy
Partita I.V.A. 06174790722
www.stiloeditrice.it

News da…

Libreria del Teatro
L.go Teatro, 6 Bitonto (BA)
tel.080.3758368- www.libreriadelteatro.it
Amica dei Presidi del Libro – convenzionata A.R.C.I.
Associazione Teatri di Pace
(anche libri fuori catalogo)

VENERDI 5 MARZO 2010

Ore 21.00 presso la Libreria del Teatro (L.go Teatro 6, Bitonto)

Rassegna sui grandi comici, 2° appuntamento

Ci sarà la visione dello spettacolo di Roberto Benigni “Tuttobenigni”

a cura di Michele Moretti

I contenuti

Si salvi chi può! Roberto Benigni torna al recital dal vivo con uno spettacolo portentoso, esilarante, e dissacrante. Una risata dopo l”altra, uno scintillio di battute, cento minuti di felicità. Roberto Benigni presenta il programma del suo partito del pinzimonio. Un torrente di allegria. Dalla riforma elettorale alla riforma dei 10 comandamenti finche Benigni diventa Dio, si arrabbia guardando l”Italia e proclama il giudizio universale.

Ingresso libero

La Libreria del Teatro ed il Centro studi Sen.G Degennaro (L.go Teatro 7,Bitonto) offrono il “Salotto letterario”, una iniziativa grazie alla quale sarà possibile consultare libri presi in prestito dalla libreria sorseggiando una tazza tè. Mostra permanente di libri antichi. Dal Lunedì al Sabato dalle 17.30 alle 21.00.
Ogni Giovedì alle ore 17.30 appuntamento fisso coi più piccoli, letture animate ecc.; a cura di Stefania Carano.

Mostre d”arte in libreria:
Mariella Baldassarre, Lara Carbonara, Anastasia Olivotto, Delia Colaninno, Mimì Girasoli, Michele Moretti e Pino Malerba

Agenda letteraria:
5 Marzo 1792, nasce a Camposanto (Modena) Pietro Giannone, scrittore risorgimentale, autore del poema “l’esule”

Libro consigliato:
“Il ritorno del principe” di Saverio Lodato, Roberto Scarpinato , Chiarelettere Editore

Dal cardinale Mazzarino
“Il trono si conquista con le spade e i cannoni, ma si conserva con i digmi e le superstizioni”
(pag.16)

La lavagna del sabato

L’argomento di “La Lavagna del Sabato” che è on-line sulla Rivista Sagarana a partire da oggi, fino al prossimo venerdì, è:

LETTERA AL MIO AGGRESSORE , di Mohamed Ba

Buona lettura!

Roberto Morpurgo a Genova

Genova, Libreria Porto Antico Libri

(zona Acquario, vicino stazione Principe)

Mercoledì 10 marzo ore 17,30

Presentazione del volume di narrativa di

Roberto Morpurgo, El Djablo

Intervento critico di Mauro Ferrari

Incrociando questa prosa magmatica e labirintica, queste storie improbabili quanto la realtà stessa e gli interrogativi impliciti che presenta, parrebbe a prima vista che Roberto Morpurgo, in rotta dalle narrazioni lineari della tradizione, abbia optato per l’altrettanto battuta strada della Letteratura-senza-autore, senza tema e senza responsabilità – quella che parrebbe scriversi da sola salvo, poi, a non dire nulla se non autisticamente se stessa, in un intrattenimento infinito e alienato. Attenzione invece a quell’infrazione gratuita del segno, quel Diablo che diventa Djablo innescando al contrario, fin dal titolo, il graffio dell’Identità come Differenza. Che non è la Différance che differisce all’infinito un qualunque significato finale, né un ennesimo svolazzo sul tema della barthesiana morte dell’autore, bensì l’esaltazione ambigua e problematica, e gioiosa perché tragica, della vitalità della Parola come Dono, cioè performatore dell’alleanza fra Uomo e significato. E quindi dell’Autore, che esiste e cerca con noi, per noi, tracce e segni. Portatori di un errore – genetico – di trascrizione che autorizza l’unicità del singolo.

Se l’Uomo è ricerca di Un senso unico, allora la Letteratura è la traccia della sua ricerca; e le sirene, i mostri e i venti saranno altrettante occasioni di perdita e perdizione. Da un lato, la follia del molteplice, dall’altro la tentazione dell’assoluto indifferenziato, dell’Uno altrettanto folle e disperato.

PUNTOACAPO EDITRICE
ULTIME USCITE
acquisti@puntoacapo-editrice.com

FORMAT
Cristina Annino, Magnificat. Poesie 1969-2009, a cura di Luca Benassi, nota critica di Stefano Guglielmin, pp. 208, € 18,00

PASSI
Arnold de Vos, Ode o La bassa corte dell’amore, pp. 88, € 10,00 (poesia)
Alessandra Paganardi, Frontiere apparenti. Silloge vincitrice dell’Edizione 2009 del Premio “Astrolabio”, pp. 24, € 5,00 (poesia, settembre)
Maurizio Gramegna, Caduti in volo, ff. 160, € 15,00 (narrativa)
Roberto Morpurgo, El Djablo, pp. 192, € 15,00 (narrativa)
Marica Larocchi, Solstizio in cortile, pp. 64, € 9,00 (poesia)
Flavio Vacchetta, Akeldamà, pp. 96, € 11,00 (poesia)

CRINALI
Salvatore Ritrovato, La differenza della poesia, pp. 96, € 11,00

IL CANTIERE
Letizia Lanza, Femminilità “virile”, tra mito e storia, pp. 80, € 10,00

Poesia e Presente

1. A che cosa serve la poesia

A che cosa serve la poesia? Il cannone spara, la forchetta infilza, il secchio contiene, la penna scrive; e ad essa quale azione compete? Scrive Osip Mandel’štam: «La poesia è un vomere che ara e rivolge il tempo portando alla superficie i suoi strati profondi più fertili».(1) «Fertili», qui, significa ricchi di futuro, significa non ancora declinati nell’immobilità del dato. La poesia li porta in superficie, tra le sue maglie più esposte, in quel ruvido che è il testo, con tutte le sue pieghe visibili e invisibili. Essa, in questo senso, non soltanto ara e rivolta il tempo, bensì è il tempo stesso nella sua feconda imprevedibilità. È il tempo presente che, spazializzandosi nel testo, si mostra estaticamente aperto al passato e al futuro. La poesia è perciò il nostro tempo più vero perché, toccandoci con la sua pelle, ci lascia sospesi nel suoeccomi.
A che cosa serve la poesia? Serve dunque a spazializzare il tempo e, così facendo, aiuta a declinare il nostro essere-esposti nell’inesorabilità della presenza, che è già sempre incontro indecidibile con l’altro, con il tu.(2) In questo senso, il problema della relazione fra poesia e presente viene superato dall’opera stessa, nella misura in cui quest’ultima ha la forza di portare in superficie le certezze dell’ordinario, facendole vacillare, sospendendone la perentorietà, rivoltandole come zolle cui soffiare nuovo ossigeno; e tuttavia, la condizione perché questo avvenga – l’avevano ben compreso i romantici – dipende dal fatto che all’opera è preclusa qualsiasi ‘operatività’ ossia la capacità di essere utilizzata per trasformare l’esistente, come invece capita agli strumenti. La poesia, infatti, non è un cannone, una forchetta, un secchio o una penna proprio perché non è a disposizione di alcuna volontà, nemmeno di quella del poeta,(3) il quale si misura edificandola, ma, così facendo, si dis-loca, la patisce e ad essa si rimette come ci si rimette con ottimismo da una malattia. La poesia insomma, lungi dall’essere un mero strumento utilizzabile, aprendosi, dispone (e indispone) affinché il senso del presente non si chiuda, e lo fa senza volerlo, senza saperlo. Sotto questo profilo, essa «rivitalizza» il presente, come già notava Leopardi nello Zibaldone(1 febbraio 1829), ma non lo fonda, non lo trattiene, lo rilascia invece nelle pieghe della sua superficie, in tutta la sua complessità.
Tutto ciò, fra l’altro, impone alla critica contemporanea di cercare una nuova definizione di poesia civile, che tenga conto della morte delle ideologie e del fatto che, come scrive Jean-Luc Nancy ne La comunità inoperosa, l’essere-in-comune della singolarità è coessenziale al suo essere esposto nel finito della presenza, per cui qualsiasi suo atto chiama in causa la comunità, la fa essere, senza residui, in quell’atto, la tiene inevitabilmente esposta nelle maglie dell’agire e dello scrivere. Civile, in questo senso, non è qualcosa che fa da sfondo alle singolarità (e non corrisponde perciò ad un ambito determinato, che esige un preciso modo del poetico), bensì viene a coincidere con la rete comunicativa aperta dalla singolarità nel suo stesso esistere. Se questo è vero, allora anche la poesia lirica è essenzialmente civile, giacché mette in gioco, nei modi del canto, il tremore dell’essercidis-locato e perciò stesso in ascolto del proprio essere-in-luogo, che è uno stare-in-posizione sempre eccedente, mai pacifico o astratto, bensì affettivamente gettato e aperto al futuro. Ciò non va confuso con quanto affermano Lukács e Adorno a proposito del rispecchiamento, nell’arte, delle contraddizioni della società capitalistica; piuttosto occorre pensare alla continua provocazione che è l’esistenza stessa, capace d’esercitare instabilità e spostamento continui all’esserci e alla parola in cui egli sipronuncia, indipendentemente dal suo ruolo sociale e dalla sua quota di potere. Non si tratta dunque – marxianamente – di pensare alla forza critica della poesia lirica, misurando la resistenza che essa esercita rispetto ai valori (o disvalori) del capitalismo, e nemmeno di sparare sulla lirica per uscire finalmente dalla museificazione della polpa individuale, in favore della relazionepoesia e conoscenza,(4) bensì, da parte del critico, di cogliere l’inevitabile attrito di ciascuna singolarità nei confronti del proprio essere-esposta, quel particolare sentire della gettatezza, che invero è sempre racconto comunitario, frutto del dire e del tacere del luogo, che si scandisce, si scuote nella lingua del poeta, mostrandosi nella successione melodico-ritmica e nella costruzione semantica.
A fianco di questa nozione ontologica, occorre sottolinearne un’altra, di carattere sociologico: la poesia è sempre civile nel senso che nasce e muore in un contesto socio-politico, del quale dobbiamo chiedere cognizione al poeta stesso. Scrive Franco Fortini nella Verifica dei poteri: ‹‹La partecipazione sociale e politica dell’opera letteraria avviene nei momenti della sua genesi o della sua funzione, dunque primadopo la creazione››.(5) Prima o dopo, anzi: prima e dopo la creazione, a sottolineare sia l’impasto di inventiva e risposta, di mestiere e condizionamento esterno che agiscono insieme nel laboratorio del poeta, e sia le strumentalizzazioni dell’opera da parte dei poteri e dei contropoteri. Di fronte a tutto ciò l’autore deve prendere posizione, diventando anzitutto consapevole del mondo rappresentato nell’opera, dei valori che essa mette in scena e degli interessi reali che muove. Consapevolezza che nasce nell’agone dialogico fra autore e critica, autore e pubblico, autore e industria culturale, entro un margine d’infondatezza e fertile fraintendimento, che trasforma il poeta in viandante, in colui che incessantemente cerca la propria collocazione storico-linguistica e, dunque, civile. Anche perché la poesia (così come l’arte e la letteratura in genere) è una presenza reale che fa comunque la sua strada, indipendentemente dal suo autore; una presenza che, mettendo in gioco pratiche differenti (linguaggi, libri, riviste, letture, interpretazioni, convegni, amicizie e inimicizie, concorsi ecc.) muove corpi ed idee, arricchisce l’immaginario, tesse relazioni, rompe legami, aiuta insomma la storicità ad aprirsi ad un senso mai definitivamente concluso, ma mobile, dialogico, av-veniente.
Non chiediamoci, dunque, che cosa possa fare la poesia per la società attuale,(6) ma piuttosto: che cosa può fare la società attuale per lasciare la poesia liberamente fuori dai recinti e per portare uomini donne e bambini da essa? La risposta ci chiama in causa come soggetti politici, tutti: autori e lettori a rivendicare lo spazio della libertà come luogo in cui la poesia ha senso, proprio perché ci consente di incontrarci senza steccati. Con l’accortezza, naturalmente, di non organizzare riviste come fossero fortezze militarizzate, bensì creando una rete di relazioni autorevoli, in cui lo specifico della poesia crei occasioni per disseminarsi nel territorio e per dialogare con le istituzioni.(7) Il poeta, infatti, come qualsiasi altro essere umano, non può delegare nessuno in sua vece. Attenzione critica nei confronti del reale credo significhi allora assunzione della responsabilità di ex-sistere, di stare allo scoperto nel mondo, rispondendo alla chiamata del dolore e della gioia nell’unico modo che spetta agli uomini: agendo di volta in volta al meglio delle proprie possibilità (e dunque anche scrivendo), sapendosi non individuo monadico, bensì relazione, comunità aperta al differire-differirsi continuo. Di conseguenza, la domanda «a che cosa serve la poesia», va correttamente declinarla in «chi serve la poesia» rispondendo che essa non serve nessuno e che, appunto per ciò, ci addita un modello di relazione senza padroni e senza schiavi. Non mi sembra poco.

2. Quale lingua, quale esperienza?

I rilievi sinora avanzati impediscono di pensare alla realtà come ad una sostanza unica e omogenea, che trova nell’eccellenza di una lingua (di uno stile, di una poetica eccetera) la chiave di volta del disvelamento, per considerarla, invece, plurale, stratificata, conflittuale, e dunque riconoscibile negli infiniti modi della pronuncia singolare, anche in quella più banale. Anzi, in questa, l’apertura storico-linguistica mostra meglio che altrove la propria superficie, la propria forza omologante. Poesia, allora, non dice semplicemente l’apertura, ma mette a dimora il nocciolo della nostra/non-nostra singolarità. Perché ciò accada, occorre che il poeta cerchi la propria declinazione, la voce che meglio coniughi la sua complessità, in un canto coerente eppure attraversato dalle fibre dell’esperienza comune. Ad ogni buon conto, sarebbe sbagliato credere che questa voce – per quanto sopraffina – si conficchi, meglio delle altre, al centro di un bersaglio già dato, e sia dunque, fra tutte, la più vicina alla profondità del presente. Io credo che non ci sia un presente che primeggi ante litteram, un presente preliminare o unico e compatto (a renderlo tale è il pensiero dominante e la macchina del consenso), ma appunto che esso si dia nella sua disseminazione plurale, nel suo brulichio rizomatico seppur parzialmente orientato e ciò grazie alla costellazione dialogico-critica agente sulla spazializzazione testuale. Al poeta spetta il compito di realizzare una poesia «onesta», per dirla con Saba, ossia che sgorghi da un progetto abbracciato con passione, verso il quale rimettersi con il metro dell’intelligenza e dell’impegno. Fare il meglio che si può, con la lingua che ci appartiene e alla quale apparteniamo, senza mai essere soddisfatti, con umiltà, convinti che il testo così forgiato sia degno di rispetto, ma senza idolatrie: è questa, credo, sotto il profilo dell’impegno, la via “manzoniana” da seguire. E quando dico «con la lingua che ci appartiene e alla quale apparteniamo» intendo sottolineare l’infinità delle strade percorribili, perché, se preferisco la poesia della Bishop a quella di Charles Olson, il cinema di Lynch a quello di Rossellini, la pittura di Warhol a quella di Morandi, ma anche se vivo in un dato modo oppure in un altro, la lingua in fieri (quella che de Saussure chiama «Langue») sboccerà diversamente, si farà «parola» nuova e imprevedibile anche per lo stesso poeta. Sarà un linguaggio, quello nato dall’incontro di differenti radici con la creatività dell’autore, che arricchirà l’esperienza, tanto più quanto la poesia (e la scienza e la filosofia e il senso comune) districheranno un significato credibile dalla muta verticalità delle cose.
Dovremo tuttavia chiederci di quale forma d’esperienza stiamo parlando, considerato il fatto che quella dominante, oggi, è di tipo intellettivo, d’impianto logico-formale, che scavalca sia il piacere dei sensi («i profumi, i colori e i suoni» delle corrispondancesbaudelairiane) e sia l’operatività delle mani, per radicarsi nevroticamente nell’uomo ad una dimensione, che ora vive – ancor più di quello marcusiano – un eterno presente sovraccarico di stimoli senza altrove, un presente dai saperi omologanti e costantemente aggiornati, privi di teleologia. Se è questa l’esperienza comune (e castrante) nei Paesi del tardo capitalismo, allora interrogarsi su quale linguaggio sia più salutare alla contemporaneità, significa anzitutto riconoscere che esiste un’abbondanza di codici settoriali, tale da saturare le esperienze legate al sapere calcolante, mentre va sempre più inaridendosi quella lingua degli affetti e del profondo che certa poesia, appunto, coltiva con maniacale ostinazione: dare a queste due esperienze lacunose una lingua e una sintassi – plurali e votate alla metamorfosi, al farsi e disfarsi continuo del presente – mi pare sia l’azione spettante al poeta e che costituisce, dunque (e ciò è fondamentale), la sua eticità.

3. Il dis-appunto della poesia

La poesia dunque risponde alle voci che nel presente risuonano e si disperdono, alle voci che restano, alle voci che nel presente fanno città e campagna, guerra e nascita, canto, silenzio e rumore. Quando nasce una poesia, tutto questo si aduna, si muove in essa, la fa essere in quanto eccedenza. La poesia, infatti, non può essere che eccedenza, presente che tracima, portando con sé la pietra e la fionda, ma anche il futuro incerto che è già qui. Così facendo, essa lascia oscillare tutti i tempi nel suo spazio concreto, li tiene saldi nella singola cosa che nomina, staccandola dal tempo ordinario, e mostrandola nella sua esemplarità. Questo star fuori della cosa è tuttavia già sempre dentro il discorso imbastito dal testo, che tesse ogni volta l’intero e non sopporta nulla al di fuori di sé. Sotto questo profilo, ciascuna poesia è l’esatto contrario dell’appunto, la cui ragion d’essere sta nell’avere accanto il prima e il poi di padre Kronos. Se infatti l’a-punto è tassello d’un insieme in progress, di un fuoco che chiede altri fuochi per raccontare l’incendio, la poesia è invece tutto l’inferno nella capocchia d’un verso, un inferno singolare che vorrebbe testimoniare, a nome di tutti, gl’innumerevoli altri inferni.
In latino, ci sono due parole per dire «testimone»: testis esuperstes. L’appunto incarna spesso la prima accezione, non essendo questi altro che voce terza e giornalistica in una contesa a due; poesia invece – almeno a partire da Hölderlin e Novalis – è ciò che ha attraversato fino in fondo un evento, così a fondo da custodirlo nella carne. Non più descrizione, come nel testis, bensì passione e croce, visione che tiene sul costato le piaghe del superstite. Poesia infatti è superstes, nella misura in cui vorrebbe essere l’unica vera voce, la più autentica proprio perché l’unica supravvissuta. Essa dunque non accetta altri testimoni o li sopporta malvolentieri, suo malgrado; e ciò perché essa mette in opera tutta la verità del vivente, l’universale che respira in quella piega esposta che si chiama singolarità, il cui mondo, portato alla luce nell’opera, è tutto il mondo. L’appunto invece ha bisogno di altri punti, di altre voci particolari su cui poggiare, così che il discorso sul presente si strutturi: ciò che conta, qui, è il tessuto connettivo, la serie indefinita di rimandi dal procedere rizomatico, che dà vita alla complessità policentrica della superficie. Nessun appunto può, dunque, testimoniare «per conto di un Altro».;(8) esso per natura ci chiede infatti la parola, ci spinge a dare voce al nostro esser-presenti. Questo accade ancor più quando l’appunto si assume la responsabilità della civis, diventandone portavoce, e mostrando in tal modo le ferite del superstite, che ha bisogno di stare a fianco di altre voci, per diventare discursus, linea continua e orientata, che metta in forma il progetto collettivo. È quest’ultimo infatti a dare ordine ai tasselli, ad organizzarli nel sistema libro. Il fatto che la medesima questione si presenti nel libro di poesia (e in qualsiasi altra contestualizzazione dell’opera), accade per così dire in “secondo grado”, mentre l’appunto nasce con l’esplicita consapevolezza di arricchirsi entro un mosaico condiviso da altri, tutti testimoni autorevoli e perciò stesso degni d’attenzione.

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Master in Editoria e Comunicazione

Angelo Zabaglio

Note biografiche

Angelo Zabaglio è nato a Latina il 18 agosto 1979.

Opere pubblicate

Autore del romanzo Ed ora cominciamo (Prospettiva Editrice); della raccolta di raccontiStorie brutali (Ed. Il Foglio); dell’antologia poetica Non tutti i dubbi sono di plastica(Arcipelago Edizioni), insieme al compositore Marco Russo ha inciso il CD poetico/musicale Pene (Nicola Pesce Editore).
Di prossima pubblicazione il libro Lavorare stronca (Casa Editrice Tespi).

Alcuni premi ricevuti:
*Vincitore al Poetry Slam Interrete di Milano 2004
*Vincitore Slam Poetry al Salone del Libro di Torino 2004
*Secondo classificato Slam Poetry Il Filo di Milano 2004
*Finalista al MitreoFilmFestival 2005 con la sceneggiatura Problematici approcci
*
Secondo classificato Slam Poetry Il Cantiere – Milano 2007

Suoi testi sono apparsi in varie riviste letterarie tra le quali:
ToiletUnderground Press

Collabora con i collettivi letterari Folli tra fogliAnonima Scrittori

Autore di sceneggiature tra le quali Il principiante (GSP e Digital Desk) ed il lungometraggio I Write (Mithril Production – in post-produzione).
Autore del monologo teatrale Le associazioni delle idee.
Nel 2005 è stato redattore del programma televisivo Camera Car (Mithril Production / SKY / Roma Uno)

Url
http://zabaglioangelo.splinder.com
http://www.myspace.com/andreacoffami
http://www.myspace.com/vertigozabaglio

Alessandro Ansuini

Alessandro Ansuini

Note Biografiche

Alessandro Ansuini, romano, classe 1974, vive e lavora a Bazzano. Ideatore della editrice clandestina Smith & Laforgue Indipendent Press, membro fondatore del gruppo Karpòs, è parte integrante del progetto Camera Mix, ensemble di sonorizzazione d’ambiente, col quale ha fatto numerosi interventi in italia e all’estero.
È curatore, col patrocinio del comune di Bazzano, dell’Afa Reading Festival, manifestazione culturale di contaminazione letterario-musicale.
Alcuni suoi lavori fotografici, inoltre, sono visibili qui:www.alessandroansuini.deviantart.com

Opere pubblicate

Ronde de la nuit (2002) Ed. Liberodiscrivere
Appena (2003) Ed. Ifiglibelli

Per la Smith & Laforgue:

No Data (2003)
Shekeletter & Paris (2004) Ed. Smith & Laforgue / Ed. Ifiglibelli
Smog (2004)
Comedy (2003)
Elephant (2003)
Asylum (2002)
Czarina (2002)
Favola nera (2004)
La Francia non esiste (2004)
Flypaper Skin Ltd (2004)
Le Illuminazioni (2005)
D. D.Theme (2005)
Gerstl Orchestra (2005)
Fronte della Falciata (2007)
24 h (2007)
Zero (2005) Marcovalerio Ed.
Indagine di uno stalker a proposito della muraglia cinese Ed. Liberodiscrivere (2006)

Url:
http://www.myspace.com/ansuinihttp://zeroola.splinder.com

Attualmente impegnato sia con Camera Mix che con il progetto LIPS

Biographical Notes

Alessandro Ansuini, born in 1974 in Rome, lives and works in Bazzano. Creator of the clandestine book publisher Smith & Laforgue Indipendent Press, founding father of theKarpòs group, he’s part and parcel of the project Camera Mix, ensemble for ambient sonorization, with that he performed in several occasions both in Italy and abroad.
He’s a curator, with the patronage of the Municipality of Bazzano, of the Afa Reading Festival, cultural event of literary-musical contamination.
Some of his photographic works, moreover, can be seen in here:www.alessandroansuini.deviantart.com

Published Works

Fronte della Falciata (2007)
24 h (2007)
Indagine di uno stalker a proposito della muraglia cinese Ed. Liberodiscrivere (2006)
Le Illuminazioni (2005)
Zero (2005) Marcovalerio Ed.
D. D.Theme (2005)
Gerstl Orchestra (2005)
Favola nera (2004)
La Francia non esiste (2004)
Flypaper Skin Ltd (2004)
Smog (2004)
Shekeletter & Paris (2004) Ed. Smith & Laforgue / Ed. Ifiglibelli
Comedy (2003)
Elephant (2003)
Ronde de la nuit (2002) Ed.Liberodiscrivere
Appena (2003) Ed. Ifiglibelli
No Data (2003) Smith & Laforgue
Asylum (2002)
Czarina (2002)

Url:
http://www.myspace.com/ansuini and http://zeroola.splinder.com

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